Cultura degli aromi


La storia del profumo nasce nella notte dei tempi. Si confonde con la nascita stessa dell’uomo. Le tracce olfattive sono legate infatti alla memoria stessa, e sembrano ricondurci agli odori primordiali, a profumi antichissimi.
Ogni pelle ha il suo odore caratteristico, che diventa vero e proprio profumo per l’amante. “Non lavarti, sto arrivando" scriveva Napoleone in una lettera a Josephine.
Le scoperte scientifiche mostrano l’importanza dell’olfatto, negli uomini come negli animali, per intensificare l’ attrazione.

Da sempre, ogni cultura antica ha usato i regali della natura per accompagnare queste alchimie, creando profumi inebrianti, rilassanti, stimolanti.

I profumieri sono sempre stati venerati, trattati alla stregua di filosofi e maestri. I sacerdoti offrivano incensi che salivano ai cieli in segno di offerta sacra (sappiamo tutti che i Re Magi portarono a Cristo incensi e mirra). In seguito, odori particolari accompagneranno la presenza dei santi.

Ben presto l’uomo scoprì che il profumo non aveva solo valenza sacrale ma anche terapeutica: i poteri curativi di determinati aromi, nelle mani dei profumieri arabi, israeliti, greci o egiziani, sostituivano o integravano le medicine tradizionali. Incensi, bagni, unguenti, cosmetici e balsami diventarono fonte di raffinati piaceri e preziosi alleati nella custodia della salute.

Oggi non facciamo altro che riscoprire queste antiche conoscenze. Gli Egizi furono i padri dell’aromaterapia; le sostanze che usavano nei loro riti sacri, come pure nelle pratiche rivolte alla bellezza, risultavano utilissime anche nelle complicatissime tecniche di imbalsamazione, che ancora oggi ci lasciano stupefatto.

La più antica formula conosciuta per quanto riguarda la composizione di un profumo (cioè quella che oggi chiameremmo la piramide olfattiva) si trova in un’antica iscrizione geroglifica di quattromila anni fa.

I Greci proseguirono l’arte del profumo, e così fecero i romani, che attraverso le loro conquiste diffusero e amplificarono l’uso delle essenze profumate, integrandolo con i costumi dei popoli conquistati. Nel Satyricon Petronio descrive i banchetti come vere “orge ofattive”. La famosa Domus Aurea di Nerone ospitava, negli interstizi del soffitto d’avorio, petali di rosa sui quali erano state versate essenze profumate.

Nel Medioevo, e per un lungo periodo, il bagno e le abluzioni frequenti vengono abbandonati. Di qui il successo delle prime acque profumate.
In Francia, dopo il XVIII secolo le maestranze dei profumi si concentrano tutte a Grasse, che ancora oggi mantiene questa fama. La famosa lavanda della Provenza francese venne usata anche nei guanti profumati di moda fra le dame inglesi, francesi e italiane. Fu così che il profumo venne “indossato” per la prima volta.

E così il profumo ha continuato a esercitare il suo potere nel regno degli uomini, di tradizione in tradizione, di secolo in secolo, in una sorta di “nodo continuo” che collega mondo antico e moderno.

Nei secoli, è stato sempre venerato, anche se a volte ostacolato per il suo potere di seduzione, incantando schiere di uomini e donne, di ogni età, ceto e provenienza. Il suo rapporto diretto con il mondo sacro è stato integrato con le valenze più carnali, seduttive, aristocratiche.

È piacere, sublimazione, memoria. I ricordi e le suggestioni collegate al profumo seguono i percorsi misteriosi dell’analogia. Perché il profumo parla al cuore, non all’intelletto. Honais in Madame Bovary afferma: “Il profumo sorprende l’intelletto e provoca l’estasi”.

La sua capacità di fondersi con l’identità di una persona, arrivando a rappresentarla anche in sua assenza, è forse una delle sue valenze più affascinanti. Oggi come ieri. E per sempre.

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